San Giovanni Battista
Olio
su tela - cm 94 x 131
La tela si suppone sia entrata a far parte della
collezione Corsini (risulta la prima volta in un inventario della medesima del
1808) a seguito del matrimonio tra Bartolomeo Corsini e donna Felice Barberini
nel 1758.
Si è a lungo dubitato dell’autografia di questo
dipinto, sebbene esistano altre versioni dello stesso soggetto realizzate da
Caravaggio in maniera piuttosto simile.
San
Giovanni, seduto, guarda verso sinistra appoggiando il peso del tronco sul
braccio destro mentre quello sinistro, piegato, riposa con la mano poggiata sul
ginocchio. Questa particolare posizione, ha fatto pensare che il Caravaggio si
sia ispirato al Galata Morente, bronzo greco riprodotto in marmo a Roma e che
oggi si trova ai Musei Capitolini.
Il
rosso del mantello è di un tono spento come anche non rifulge il bianco del
drappeggio che cinge San Giovanni. Il suo sguardo , che è in realtà celato allo
spettatore , è come perso, sovrappensiero, in un momento d’abbandono.
Anche i
simboli sono ridotti al minimo: sparita la pelle di cammello, si intravede
appena uno dei due bracci della croce alla fine della canna. Il santo ha
accanto una ciotola ed alle spalle, dall’oscurità, emergono le sagome di
tronchi. Forse cipressi. Il tronco è colpito dalla luce e non mostra certo né
le forza né la muscolatura di altri famosi quadri di Caravaggio
Probabilmente,
Michelangelo Merisi voleva rappresentare proprio questo: la solitudine e la
sofferenza dell’eremitaggio dove le privazioni inducono in san Giovanni
Battista un momento di stanco abbandono.

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