Davide con la testa di Golia
olio su tela - 1609-1610
Eseguito nel 1609/10, è uno degli ultimi dipinti di Caravaggio e probabilmente il più drammatico. Raffigura il giovane David che mostra, reggendola per i capelli, la testa mozza del gigante Golia. In quella testa c’è l’ultimo, tragico autoritratto dell’artista. Caravaggio si è ritratto come un morto decapitato, sottolineando i dettagli macabri, gli occhi spenti e stralunati, la bocca aperta con la lingua girata all’indietro nell’ultimo grido, il sangue che scende copioso. La macabra identificazione nasceva con buone probabilità dal timore dell’artista di subire la stessa sorte di Golia. Il dipinto si colloca infatti negli anni della fuga di Caravaggio dopo la condanna a morte per omicidio.
La scelta del soggetto, con la vittoria dell’eroe d’Israele sul gigante filisteo Golia, si deve probabilmente allo stesso pittore. David non manifesta un fiero atteggiamento di trionfo mentre regge e osserva il capo mozzato di Golia; la sua espressione è piuttosto di pietà verso quel “peccatore”, nel cui viso Caravaggio avrebbe raffigurato il proprio autoritratto. L’iscrizione che compare sulla spada “H.AS O S” è stata sciolta dalla critica con il motto agostiniano Humilitas occidit superbiam.(l'umiltà uccise la superbia)
L’episodio biblico diventa quindi impressionante testimonianza degli ultimi mesi di vita di Caravaggio, rendendo plausibile l’ipotesi secondo la quale il pittore avrebbe inviato la tela al cardinale Scipione Borghese, quale dono da recapitare al pontefice Paolo V per ottenere il perdono e il ritorno in patria. La grazia fu accordata ma Caravaggio, quasi al termine del viaggio verso Roma, morì sulla spiaggia di Porto Ercole per circostanze ancora misteriose.

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