venerdì 9 febbraio 2024

Narciso - Galleria Nazionale d'Arte Antica - Palazzo Barberini

 

Narciso

Olio su tela - 112×92 cm

L’attribuzione a Caravaggio di quest’opera non è stata semplice: Roberto Longhi è stato lo storico dell’arte che l’ha per primo attribuito a Caravaggio, ma negli anni c’è stato un dibattito aperto a riguardo, in quanto secondo alcuni il dipinto era da attribuire ad altri pittori come Orazio Gentileschi o Niccolò Tornioli.

Alcuni studiosi ritengono che l'opera sia stata realizzata da Caravaggio durante il suo primo periodo romano, tra il 1594 e il 1596. Altri, invece, sostengono che l'opera sia stata realizzata qualche anno dopo, durante il secondo periodo romano, intorno al 1600.

Al centro del dipinto c’è il mito greco di Narciso, che ha segnato la storia della cultura occidentale dall’immaginario artistico alla psicanalisi. Narciso è un giovane cacciatore, che con la sua bellezza fa strage di cuori. Ultima è la ninfa Eco, talmente addolorata dalla sua indifferenza da lasciarsi consumare fino a ridursi ad una flebile voce. Nemesi, la vendetta, decide di punire l’ingrato. Quando, nell’ombra di un fitto bosco, Narciso si china a bere su uno specchio d’acqua, si innamora del proprio riflesso credendo di aver incontrato un giovane di incredibile bellezza. Invano cercherà di toccarlo: secondo Ovidio morirà di dolore, mentre le fonti greche parlano di un annegamento nel tentativo di raggiungere l’altro. Il corpo del cacciatore sparirà, lasciando il posto al fiore che porta il suo nome.

In genere questo mito non fu molto sperimentato dai pittori. Il Narciso di Caravaggio è molto lontano dal mondo greco perché Caravaggio lo rende attuale. L’artista dipinge un riflesso simmetrico di Narciso, estremamente realistico e che trae in inganno il ragazzo del mito, e se non fosse per la sua trasparenza, potrebbe ingannare anche noi. L’artista, in questo caso ha scelto di catturare sulla tela il momento topico dell’intera storia: l’istante precedente in cui Narciso si sta avvicinando mortalmente al suo riflesso, prima di cadere nel fiume. 

La composizione della scena è perfetta e simmetrica: la già citata trasparenza del personaggio nella parte inferiore del quadro ci fa capire che quest’ultimo è un riflesso. La composizione è giocata sulla figura geometrica del cerchio, il cui centro è il ginocchio, nel quale c’è un’inversione (l’effetto riflesso) che diventa  un incrocio a x, una specie di memento mori che rimanda subito al parallelismo tra il viso fanciullo reale e quello adulto del riflesso. Come firma, Caravaggio appone la sua minuzia nella realizzazione dei particolari: l’acconciatura, i tessuti, le decorazioni, le pieghe, le cuciture.


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