Narciso
Olio
su tela - 112×92 cm
L’attribuzione
a Caravaggio di quest’opera non è stata semplice: Roberto
Longhi è stato lo storico dell’arte che l’ha per primo
attribuito a Caravaggio, ma negli anni c’è stato un dibattito aperto a
riguardo, in quanto secondo alcuni il dipinto era da attribuire ad altri
pittori come Orazio Gentileschi o Niccolò
Tornioli.
Alcuni
studiosi ritengono che l'opera sia stata realizzata da Caravaggio durante il suo
primo periodo romano, tra il 1594 e il 1596. Altri, invece, sostengono che
l'opera sia stata realizzata qualche anno dopo, durante il secondo periodo
romano, intorno al 1600.
Al
centro del dipinto c’è il mito greco di Narciso, che ha segnato la storia della cultura occidentale
dall’immaginario artistico alla psicanalisi. Narciso è un giovane cacciatore, che con la sua bellezza fa
strage di cuori. Ultima è la ninfa Eco, talmente addolorata dalla sua
indifferenza da lasciarsi consumare fino a ridursi ad una flebile voce. Nemesi,
la vendetta, decide di punire l’ingrato. Quando, nell’ombra di un fitto
bosco, Narciso si china a bere
su uno specchio d’acqua, si innamora del proprio riflesso credendo di aver
incontrato un giovane di incredibile bellezza. Invano cercherà di toccarlo:
secondo Ovidio morirà
di dolore, mentre le fonti greche parlano di un annegamento nel tentativo di
raggiungere l’altro. Il corpo del cacciatore sparirà, lasciando il posto al
fiore che porta il suo nome.
In genere questo mito non fu molto sperimentato dai pittori. Il Narciso di Caravaggio è molto lontano dal mondo greco perché Caravaggio lo rende attuale. L’artista dipinge un riflesso simmetrico di Narciso, estremamente realistico e che trae in inganno il ragazzo del mito, e se non fosse per la sua trasparenza, potrebbe ingannare anche noi. L’artista, in questo caso ha scelto di catturare sulla tela il momento topico dell’intera storia: l’istante precedente in cui Narciso si sta avvicinando mortalmente al suo riflesso, prima di cadere nel fiume.
La composizione della scena è perfetta e simmetrica: la già citata
trasparenza del personaggio nella parte inferiore del quadro ci fa capire che
quest’ultimo è un riflesso. La composizione è giocata sulla figura
geometrica del cerchio, il cui centro è il ginocchio, nel quale c’è
un’inversione (l’effetto riflesso) che diventa un incrocio a x, una specie di memento mori che rimanda subito
al parallelismo tra il viso fanciullo reale e quello adulto del riflesso. Come
firma, Caravaggio appone la sua minuzia nella realizzazione dei particolari:
l’acconciatura, i tessuti, le decorazioni, le pieghe, le cuciture.

Nessun commento:
Posta un commento