Il riposo durante la fuga in Egitto
olio su tela - 135,5×166,5 cm
“Riposo durante la fuga in Egitto” è un dipinto realizzato da Caravaggio tra il 1595 ed il 1596.
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Con molta probabilità il dipinto appartiene al periodo giovanile del Caravaggio, durante il primo soggiorno romano: si intuisce dai colori molto brillanti che invece, successivamente, il Caravaggio tende a scurire per dare maggiore contrasto tra ombra e luce.
Il dipinto fu commissionato da monsignor Fantino Petrignani, che abitava nella parrocchia di San Salvatore in Lauro a Roma e presso il quale Caravaggio ricevette "la comodità di una stanza" all'inizio del 1594, dopo aver abbandonato la bottega del Cavalier d'Arpino. Tale informazione, però, non ha convinto unanimemente gli studiosi: vista l'importanza data al tema della musica, altri hanno ipotizzato che l'opera sia stata commissionata da ambienti legati agli Oratoriani. Altri studiosi, invece, ipotizzano che il dipinto sia frutto della committenza del cardinal Pietro Aldobrandini (nipote di papa Clemente VIII) il quale si dilettava di musica.
L’opera affronta un brano della religione cristiana tratto dal Vangelo di Matteo 2,12- 13 e concerne la fuga dalla Palestina verso l’Egitto a causa delle persecuzioni di Erode il Grande. Angoscia, pericolo ed ansia non trapelano in alcun modo dai volti della Sacra Famiglia.
Modella per la figura della Vergine è la cortigiana Anna Bianchini, che posa per altre tre opere del Caravaggio, anche a carattere religioso: la “Maddalena Penitente” (anno 1597- Galleria Doria Pamphilj di Roma), “Marta e Maria Maddalena” (anno 1598 – Institute of Arts di Detroit) e “Morte della Vergine” (anno 1604 – Musée du Louvre di Parigi).
Al centro del quadro è ritratto un angelo in piedi e di spalle, intento a musicare con un violino il testo del Cantico dei Cantici. L’angelo è coperto soltanto da un drappo bianco che lascia intravedere le forme del corpo nudo e presenta due grandi ali di colore nero che rappresentano il confine che divide in due parti distinte la scena: la parte sinistra dove è presente la figura di Giuseppe, con il volto stanco e con i piedi nudi, e dove la vegetazione è misera (povertà), per finire nella parte destra dove sono raffigurati la Vergine Maria e il Bambino Gesù, teneramente stretti in un abbraccio, e dove l’ambiente naturale risulta maggiormente rigoglioso e fertile (beatitudine). Infine se osserviamo attentamente l’opera possiamo notare che il violino che l’angelo sta suonando presenta una corda spezzata, che simboleggia la fragilità della vita.
Anche la dinamica è alquanto inusuale: Giuseppe appare quasi come figura in secondo piano ed in ombra rispetto alla Vergine Maria illuminata di luce Divina con in braccio il suo piccolo Gesù protesa ad un atteggiamento particolarmente materno.

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